Psicologi: non offriamo farmaci, ma diamo un valore aggiunto alla persona

17/02/2016

Sono in aumento i pazienti che vanno dai medici portando con sé, in realtà, una forte componente psicologica: in generale, alcune delle richieste sono orientate verso l’aiuto della “pillola miracolosa” che aiuti a superare “tutto” (depressioni, ansie, divorzi, traumi, separazioni, lutti, piccoli stress passeggeri etc…). In molti preferiscono tornare a casa con il “kit-farmaceutico” da utilizzare al bisogno, piuttosto che intraprendere un percorso psicologico.

Alcuni pazienti sanno che cos’è l’effetto placebo, ma nonostante ciò, continuano nelle loro abitudini (che potremo nominare “abuso di farmaci”), le quali possono condizionare le credenze soggettive e la percezione della sofferenza. E’ infatti molto più facile ed economico ingurgitare le pillole, piuttosto che pensare e affrontare, insieme ad un esperto, le proprie difficoltà psicologiche.

Ci sono casi in cui il farmaco, unito alla psicoterapia, sembra essere la combinazione determinante per un buon esito clinico, ma non sempre va così. Una corretta diagnosi deve farla uno specialista e se il medico invia il paziente allo psicologo, quest’ultimo proporrà un intervento adeguato e orientato verso i reali bisogni del soggetto. Se, per esempio, si tratta di uno studente con ansia da esame, capite bene, che tranquillanti ed ansiolitici, non sono necessari. Piuttosto, l’intervento sarà focalizzato sulla conoscenza delle risorse personali del soggetto e sulla gestione dell’ansia.

Emozioni e pensieri sono strettamente legati tra di loro: tale connubio influenza moltissimo cosa abbiamo ottenuto dalla vita (relazioni, lavoro, soldi, realizzazione personale), a che punto siamo e dove ci troviamo : per tali motivi, la terapia psicologica è necessaria per migliorare la propria vita, e per dire “sì” al cambiamento. Perché la salute mentale è altrettanto importante della salute fisica, e se si vuole si può, ovvero sono le resistenze e le difese inconsce che frenano dall’autorealizzazione e dal benessere. I blocchi psicologici e i traumi non sufficientemente elaborati fanno rimanere dove si è, senza apportare alcun cambiamento qualitativo alla propria situazione, e quindi al proprio disagio.

 

Sta perciò al soggetto in prima persona decidere di stare bene e di agire verso quella meta: una persona che sceglie di fare un percorso terapeutico porta già con sé buone motivazioni a “lavorare” psicologicamente su sé stessa. Ciò che invece sfugge a molti è il fatto che stanno perdendo un’opportunità preziosa per il loro benessere individuale e relazionale.